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28-01-2012
Fissazione esterna circolare nella mano
Questo progetto nasce all’inizio degli anni 2000 per una fortunata coincidenza: la collaborazione professionale e l’amicizia personale tra Alberto Lazzerini ed Alexander Kirienko.

I traumi della mano coinvolgono spesso simultaneamente lo scheletro e le parti molli, spesso con estese devastazioni e perdite di sostanza della cute e dei tessuti sottostanti, e grave inquinamento delle ferite. Condizioni che controindicano una fissazione interna delle fratture.
In questi casi la fissazione esterna permette di stabilizzare le lesioni scheletriche riducendo il rischio di infezione e permettendo la riparazione delle lesioni cutanee.

La fissazione esterna assiale, largamente diffusa nel mondo ortopedico occidentale, offre una grande facilita’ di utilizzo, ma presenta limiti di stabilita’ specie nei casi di frammenti ossei di piccole dimensioni.

Il Dr. Alexander Kirienko, allievo di Ilizarov, trasferitosi in Italia negli anni ’90, ha portato con se un bagaglio consistente di esperienza nella fissazione esterna circolare della mano. Questa tecnica e’ piu’ complessa della fissazione assiale, necessita di una curva di apprendimento piu’ lunga, ma presenta una versatilita’ e consente una stabilita’ nettamente maggiori.

Confrontando le reciproche esperienze e’ nata l’idea di sviluppare un sistema di fissazione esterna innovativo, che presentasse le migliori caratteristiche di entrambe le tecniche, assiale e circolare: facilita’ di impiego, grande stabilita’ degli impianti, versatilita’, applicabilita’ anche alle fratture con frammenti molto piccoli.

E’ stato pertanto realizzato il fissatore LAKI (LAzzerini-KIrienko).

LAKI consiste in un sistema di fissazione in cui le fiches vengono infisse in direzioni opposte e fissate con un arco perpendicolare all’asse maggiore del segmento scheletrico. In questo modo si ottengono i seguenti vantaggi:
1. Le fiches non sono parallele, pertanto una volta vincolate si stabilizzano a vicenda, tanto che non e’ necessario utilizzare fiches filettate, ma semplici fili di Kirschner da 1,4 – 1,6 mm.
2. Le possibili sedi e direzioni di infissione sono numerose, e sono disponibili archi di varie misure, e’ pertanto sempre realizzabile una fissazione stabile, anche in presenza di fratture complesse ed estremamente comminute.
3. Il fissatore vero e proprio viene montato unendo gli archi in posizione dorsale rispetto al segmento scheletrico. Questo aumenta l’applicabilita’ e la tollerabilita’ del fissatore a livello digitale o metacarpale centrale.

Tests di laboratorio hanno dimostrato che il LAKI offre una stabilita’ dell’impianto ed una resistenza allo stress meccanico 5 volte superiore ai comuni sistemi di fissazione assiale.

Sulla base delle prime esperienze di utilizzo nelle fratture, e’ stato in seguito sviluppato anche un fissatore basato sul sistema LAKI dedicato agli allungamenti scheletrici delle falangi e dei metacarpali (Vd. Anche in casi clinici).





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Fissazione frattura 5° metacarpale